Home News Cultura “MERDRE!” da Ubu Re di Jarry la dichiarazione di Koreja ad un anno dalla chiusura dei teatri

“MERDRE!” da Ubu Re di Jarry la dichiarazione di Koreja ad un anno dalla chiusura dei teatri

 

È esattamente di un anno fa – era il 22 febbraio del 2020 – la conferenza stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cui faceva seguito il primo decreto legge che imponeva l’isolamento per fronteggiare l’emergenza coronavirus e la chiusura dei teatri.       

Oggi, a distanza di un anno, Koreja decide di issare una grande bandiera viola sulla porta del teatro, riportante la scritta “MERDRE!

Viola come risposta alla comune superstizione dei teatranti, che lo vuole un colore legato ai paramenti sacri durante la Quaresima e all’interruzione di tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e di spettacoli pubblici medievali. Viola come auspicio, perché la Quaresima è il periodo che precede la resurrezione e la rinascita.

La scritta, invece, è un richiamo immediato alla figura di Ubu Re, straordinariamente contemporanea e grottesca. Eversore di ogni convenzione sociale, Ubu Re è l’invenzione visionaria nata della penna di Alfred Jarry, considerato il padre putativo di tutto il teatro del Novecento. La prima volta che apparve al grande pubblico era il 10 dicembre 1896, a Parigi e la sala gridò allo scandalo già a pochi istanti dall’inizio della rappresentazione, a causa di quell’esclamazione di turpiloquio “Merdre!” – da lui coniata come fusione dei termini “mère” e “merde” – messa provocatoriamente come incipit del testo.

Questa parola, che Jarry usò così spesso nella sua vita, sintetizza meglio di qualunque altra, il senso profondo del suo pensiero e della sua opera ed esprime in modo efficace e immediato, la rivolta di tutto il suo essere contro la bestialità, la superficialità, la violenza delle convenzioni sociali e l’ipocrisia dell’essere umano.

“Lo spazio del paradosso è l’unica patria del teatro – spiega Salvatore Tramacere, direttore di Koreja. Il teatro, anche quando è un luogo fisico in cui si issano bandiere, non ha patria e non ha padroni. È un luogo prolifico e materno, ecco perché “Merdre!”, la crasi tra la parola “merda” e “madre”. L’una che fa nascere i fiori e l’altra che li nutre. Il nostro teatro è chiuso da un anno, una quaresima senza fine che ci ha catapultato in un’oscurità dalla quale non sappiamo quando e come uscire. I luoghi di cultura sono stati i più penalizzati; luoghi che sarebbero potuti essere presidi di resistenza attiva sono stati chiusi e si è spenta la luce.

Ma il teatro si fa anche al buio, sa accettare gli spazi paradossali di crisi e non sa stare fermo. Ecco perché pur non avendo una patria, abbiamo una bandiera che urla forte il dissenso e la voglia di rinascere, siamo pronti.

Siamo fiori che aspettano la primavera”.

www.teatrokoreja.it