
Il Parlamento Europeo ha ospitato, lo scorso 15 aprile, una giornata di confronto dedicata al potenziale delle cooperative di comunità, testimoniata da una doppia presentazione: il docufilm “Storie di donne, uomini e comunità” e le mappe delle reti territoriali attive in forma cooperativa. L’iniziativa ha messo in luce come l’integrazione tra cultura e impresa sociale possa offrire soluzioni concrete per la valorizzazione dei territori e il rafforzamento dei legami sociali.
Camilla Laureti, Vicepresidente del gruppo S&D al Parlamento Europeo, ha richiamato con forza il ruolo strategico della cooperazione culturale nelle politiche europee per la coesione:
“La cooperazione culturale rappresenta una leva concreta per la rigenerazione dei territori e delle comunità, soprattutto nelle aree interne e rurali: il modello delle cooperative di comunità dimostra come cultura ed economia sociale possano stare insieme e generare sviluppo sostenibile. Tante sono le storie virtuose, molte delle quali sono raccontate nel film “Storie di donne, uomini e comunità” di Massimo D’Orzi, che abbiamo visto, insieme con CulTurMedia e Legacoop, al Parlamento Europeo. Nessun luogo sarebbe stato più adatto, perché è in Europa che si costruisce una strategia per le aree interne, che metta al centro i servizi e le infrastrutture alla base del “diritto di restare” o “di tornare”. È importante non abbandonare territori che sono centrali per storia, cultura e tradizione”.
La comunità come processo creativo
Il cuore della narrazione proposta dal documentario risiede nel superamento di una visione statica della socialità. Massimo D’orzi, produttore e distributore dell’opera, sottolinea la necessità di un cambiamento di prospettiva che parta dalla cultura:
«Dall’incontro al Parlamento europeo emerge un’urgenza che è prima di tutto culturale: quella di ripensare l’idea stessa di comunità. Noi la leghiamo alla creatività, perché comunità è già, in sé, un atto creativo. Il film lo mostra chiaramente: le comunità non sono strutture chiuse, ma cantieri aperte di relazioni umane, capaci di superare la compressione della socialità che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Anche l’Unione Europea può essere letta così: come una comunità di differenze chiamata a inventare nuove forme di convivenza. Oggi più che mai, la creatività nelle relazioni umane è la nostra possibilità più alta per immaginare il futuro».
Strumenti innovativi per lo sviluppo locale
Dalla teoria alla pratica, il modello cooperativo si configura come lo strumento operativo per tradurre questa creatività in crescita territoriale. Paolo Scaramuccia, responsabile Politiche di Sviluppo Locale e Cooperative di Comunità di Legacoop, evidenzia come questo approccio si inserisca pienamente nelle strategie europee:
“I temi della rivitalizzazione delle aree interne e della rigenerazione urbana sono da sempre al centro delle politiche comunitarie per la coesione sociale. In questo quadro, è stato particolarmente significativo presentare al Parlamento Europeo il docufilm sulle cooperative di comunità, uno degli strumenti più innovativi per costruire coesione territoriale dal basso, attraverso la partecipazione dei cittadini, l’inclusione e il modello imprenditoriale cooperativo, tra le espressioni più alte dell’economia sociale”.
Un’infrastruttura per i territori
Il valore di questa esperienza è stato ribadito da Giovanna Barni, che ha inquadrato la cooperazione di comunità non come un fatto isolato, ma come un pilastro fondamentale per la tenuta dei contesti locali:
«Il racconto delle cooperative di comunità dimostra come queste non siano un mero episodio isolato di attivismo civico, ma una vera e propria infrastruttura di sviluppo e coesione, capace di trasformare il destino di piccoli comuni, territori, periferie urbane e aree interne. Grazie a Camilla Laureti e agli ospiti intervenuti — Paola Traverso, Vincenzo Franceschini, Massimo D’Orzi, Nicola Loi, Francesca Michielin, Luca Jahier — per aver condiviso con noi le opportunità che il modello cooperativo a base culturale può offrire e il suo ruolo potente nel restituire senso e prospettiva alle persone e ai luoghi».
L’incontro di Bruxelles conferma che il modello cooperativo rappresenta una risorsa pratica per i territori. Attraverso la partecipazione diretta e la capacità di fare rete, queste esperienze dimostrano che è possibile costruire uno sviluppo equilibrato, dove l’economia sociale diventa lo strumento principale per rispondere ai bisogni delle comunità e migliorare la qualità della vita nei luoghi in cui operano.
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