Giovanna Barni tra Palermo e Rieti: «La cultura si fa nei territori. E li trasforma»

Dalla rigenerazione urbana alla ricostruzione delle comunità colpite dal sisma, passando per il ruolo della cultura come infrastruttura sociale capace di generare partecipazione, conoscenza e sviluppo sostenibile. Sono stati questi i temi al centro dei due appuntamenti che hanno visto protagonista la presidente di CulTurMedia Legacoop, Giovanna Barni, il 13 settembre a Palermo e il 15 settembre a Rieti.

A Palermo, nell’ambito di Madrèa – La cooperazione in festa, Barni è intervenuta al talk “Abitare il futuro. Adattamento climatico, rigenerazione e nuovi spazi urbani”, dedicato alle sfide dell’adattamento climatico e della trasformazione delle città.

Due giorni dopo, a Rieti, ha partecipato alla tavola rotonda “Proposte di sviluppo nel reatino: economia agroalimentare, turismo e cultura”, all’interno dell’iniziativa “Il Lazio che cambia. Identità territoriali e futuro delle comunità”, promossa da Legacoop Lazio in occasione del decennale del sisma del 2016.

Nel commentare le due esperienze, Barni ha evidenziato come, pur partendo da contesti differenti, entrambe abbiano posto la stessa questione di fondo:

«Da Palermo a Rieti, in questi due giorni, apparentemente due temi diversi: da una parte l’adattamento climatico e la rigenerazione delle città, dall’altra la ricostruzione e il futuro delle comunità colpite dal sisma. In realtà, la domanda è molto simile: che cosa significa continuare ad abitare un territorio mentre tutto intorno cambia?».

Secondo la presidente di CulTurMedia, gli interventi infrastrutturali e materiali rappresentano una condizione necessaria, ma non sufficiente.

«Adattarsi al clima o ricostruire dopo un terremoto significa certamente avere case, edifici, spazi pubblici e aree verdi più sani, sicuri e accessibili. Ma non basta. Le soluzioni fisiche, da sole, non costruiscono comunità. Per restare, partecipare e prendersi cura dei beni comuni servono presìdi, competenze, relazioni, lavoro e luoghi capaci di generare conoscenza».

In questa prospettiva, la cultura diventa un vero e proprio strumento di coesione e sviluppo territoriale.

«È qui che la cultura può diventare infrastruttura: un museo, un teatro, una biblioteca, un patrimonio naturale o culturale possono trasformarsi in luoghi permanenti di partecipazione, socialità e consapevolezza. Un’economia circolare della cura e della conoscenza».

Da Palermo a Rieti, il filo conduttore resta dunque la capacità delle comunità di costruire il proprio futuro attraverso la cooperazione, la valorizzazione del patrimonio e la partecipazione attiva dei cittadini.

«Due territori, due prospettive, una stessa sfida: creare le condizioni perché le comunità possano abitare, trasformare e prendersi cura del proprio territorio. Perché la cultura rende possibile immaginare il futuro e la cooperazione permette di organizzarlo e renderlo durevole».

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