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Teatro del Buratto, mostra e nuova stagione teatrale 2021/22 dedicate a Tinin Mantegazza

Il Teatro del Buratto dedica la sua prossima stagione teatrale 2021-22 alla figura e alla creatività di Tinin Mantegazza.

A dare il via alla programmazione sarà infatti una grande mostra allestita al Teatro Bruno Munari di Milano, dal titolo “TININ MANTEGAZZA. Le sette vite di un creativo irriverente” (16 ottobre – 21 novembre 2021). Più di 250 disegni originali dipinti, pupazzi, fotografie, oggetti di scena, filmati e documenti, ordinate in 9 sezioni, occuperanno gran parte del teatro milanese con il compito non facile di restituire al grande pubblico la fantasia e complessità del grande artista, autore televisivo, animatore a e scenografo italiano.

Negli spazi del Teatro Munari – articolato e suggestivo edifico firmato da Italo Rota, dal 2017 nuova sede affidata dal Comune di Milano al Teatro del Buratto per realizzare un Polo di teatro per l’infanzia e i giovani – il percorso di visita ha anche lo scopo di ricordare e sottolineare il legame di Tinin e Velia Mantegazza con Milano e il ruolo fondamentale da loro avuto nel dar vita, con Jolanda Cappi e altri artisti e operatori culturali, nella metà degli anni Settanta, al gruppo “Città di Milano” e successivamente alla cooperativa Teatro del Buratto.

L’esposizione proviene in gran parte dal Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (RA), dove si è tenuta nel 2019 con la curatela di Flaminio Balestra e Diego Galizzi. Su iniziativa del Teatro del Buratto a Milano verrà ripresa ed ampliata con due nuove sezioni dedicate: la prima, al lavoro di Tinin e la moglie Velia con il Teatro del Buratto e con il Teatro Verdi; la seconda, al loro legame con numerosi amici-pittori.

La mostra è possibile grazie alla collaborazione di Velia Mantegazza, Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (RA), Fondazione Tito Balestra, Accademia Perduta Romagna Teatri, Archivio Storico del Cabaret Italiano e Associazione Peppino Sarina.

LA MOSTRA

Tinin Mantegazza (Varazze 1931 – Cesena 2020), è stato sicuramente un personaggio dalla mente creativa instancabile. Figura poliedrica si è occupato per oltre 70 anni di illustrazione, giornalismo, editoria, televisione, regia, fino all’animazione culturale e all’organizzazione teatrale.

L’esposizione ricostruisce tutte le principali tappe del suo lavoro attraverso un allestimento, a cura del Teatro del Buratto, che coinvolgerà diversi spazi, su due piani, del Teatro Munari.

Il percorso espositivo si apre con le sezioni dedicate al Disegno e all’Illustrazione e alla Pittura. Mantegazza ha prodotto un numero sterminato di disegni e illustrazioni, spaziando dalla satira politica all’illustrazione per ragazzi.

Nel 1950 crea le sue prime illustrazioni per il Corriere dei Piccoli e nel 1957 inizia a lavorare come disegnatore e giornalista per i quotidiani La Notte e Il Giorno. Da allora il disegno diventa l’anima segreta della sua creazione, sia nel privato, sia quando produce per il teatro o la televisione pupazzi come gli ‘Animatti’, dalla Fata Muccona, al Cavalier Stampella, al Bruco Galileo o al Brontolosauro e molti altri ancora.

All’attività di illustratore Tinin affianca la pittura. Negli anni Cinquanta tiene le sue prime mostre nelle prestigiose Galleria San Fedele e Galleria Blu entrando in contatto con personaggi di primo piano della cultura artistica italiana. Con Enrico Baj, Joe Colombo, Sergio D’Angelo, Nando Pierluca, a Milano nel 1953, realizza la decorazione del locale esistenzialista Santa Tecla, del quale poi assumerà la direzione artistica.

La mostra presenta circa venti dipinti realizzati a partire dagli anni Sessanta e Settanta fino al 2012, testimoni di un profondo cambiamento avvenuto dopo il suo trasferimento da Milano a Cesenatico negli anni Novanta, quando politica, critica sociale e irriverenza lasciano progressivamente il posto alla vena lirica.

La terza sezione, Tra Arte e Cabaret, è dedicata alla sua attività di animatore culturale a Milano negli anni Cinquanta e Sessanta, prima alla Galleria d’arte La Muffola, fondata con la moglie Velia e poi proseguita con l’esperienza del Cab 64.

Alla Muffola esponevano pittori, disegnatori e i ceramisti del gruppo di Albissola. Era frequentata da artisti come Lucio Fontana, Aligi Sassu, Emanuele Luzzati, Roberto Crippa, Asger Jorn, Agenore Fabbri, Emilio Scanavino, Capogrossi, Carlo Cardazzo, Milena Milani, Emanuele Luzzati e la sera si animava con improvvisazioni musicali e teatrali di giovani attori e cantanti come Bruno Lauzi, Cochi e Renato, Gino Negri, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci.

“Si faceva cabaret tutte le sere – racconta lo stesso Mantegazza in una video intervista di Flavio Oreglio presente alla mostra -. Erano anni magnifici, Milano ribolliva e nascevano nuovi astri, che passavano anche da noi. Un clima splendido”. Nasceva così, dalla voglia di divertirsi in una cantina, il cabaret “in salsa milanese”, che scardina la sacralità dello spazio scenico a favore di una gestualità ludica e istrionica.

Altro volto fondamentale dell’artista è il mondo dell’animazione e del teatro per ragazzi, a cui è dedicata la quarta sezione della mostra (I Pupazzi e il Teatro per ragazzi).

Tinin Mantegazza è stato uno dei fondatori di un nuovo genere teatrale dedicato ai ragazzi, realizzato da veri artisti, con linguaggi e poetiche propri, autonomi e differenti dagli stili di tutto il panorama teatrale.
Negli anni Settanta insieme alla moglie Velia e a Jolanda Cappi, fonda a Milano la cooperativa Teatro del Buratto, con il preciso intento di riqualificare il Teatro per ragazzi in Italia; dirige il Teatro Verdi di Milano, dove abbina la programmazione del mattino per le scuole a quella serale e diventa il primo presidente dell’associazione Astra AGIS, (Associazione Teatro Ragazzi), punto di riferimento per lo sviluppo del settore.
Oggi, grazie anche al lavoro del Teatro del Buratto, il Teatro per Ragazzi italiano è indubbiamente una delle esperienze più valide e culturalmente qualificate in Europa.
Tinin e la televisione. Sin dagli anni Sessanta il suo impegno nel campo dell’animazione lo avvicina anche al mondo della televisione e alla Rai: sono infatti più di una settantina le telefiabe per le quali Tinin concepisce e realizza, insieme alla moglie Velia, numerosi pupazzi animati. Tinin racconta storie epiche con linguaggi e strumenti semplici, su misura per un pubblico più giovane, al quale la televisione di quegli anni dedica programmi dalla autentica ricerca espressiva.
Tra le serie più fortunate vi sono certamente “Gli Animatti”, o il pupazzo pellerossa che accompagna Giorgio Gaber nel programma dal titolo “Fort Alamo”, dedicato alla storia del West, ma probabilmente il più famoso pupazzo da lui ideato è Dodò, che dal 1990 è il protagonista della nota trasmissione per bambini “L’Albero Azzurro”.
Sempre in ambito televisivo Tinin inventa il Signor Toto, un omino dall’aria ingenua e simpatica alle prese con questioni di ordinaria vita quotidiana, che diverrà anche un breve cartone animato all’interno del programma “Il Fatto” di Enzo Biagi.
Racconti e filastrocche. L’umorismo, la poesia, l’irriverenza di Tinin Mantegazza trovano espressione non solo in ambito figurativo o teatrale, ma anche nei suoi scritti e nei lavori per l’editoria: le sue filastrocche in rima, le storie illustrate e i racconti sono espressione di una vena creativa sempre giovane e vivace, capace di cogliere in pochi tratti e in poche parole un personaggio, una vita, un mondo. Come nei disegni, fonte di ispirazione continua è la vita quotidiana, osservata nel suo intreccio inscindibile di poesia e banalità, assurdità e amarezza. Da Diario di un insetto edito da Le Clouchard nel 1964 fino ai recenti racconti come La libraia di piazzale Loreto e Restituiamo Roma al Vaticano (con tante scuse), editi da Corsiero, Tinin mostra una sensibilità letteraria sempre pronta a sorridere e a cogliere la poesia della vita anche nei momenti di disincanto.
Una piccola sezione è dedicata ai Manifesti realizzati da Tinin per “La settimana della micizia”, festival di burattini e clown o sue mostre, animati anch’essi dalla stessa semplicità e ironia che caratterizza tutta la sua produzione visiva e poetica.
L’ottava sezione è dedicata a quegli Amici pittori – incontrati a partire dagli Anni Cinquanta alle gallerie milanesi e ad Albissola e in seguito frequentatori della Muffola e del Cab 64 – il cui legame continuò negli anni fino alla sua scomparsa il 1° giugno del 2020. 25 opere tra dipinti e disegni donati a Tinin e Velia da Bruno Munari, Alik Cavaliere Mino Ceretti, Lucio Fontana, Lele Luzzati, Tullio Pericoli e molti altri.

L’ultima sezione e del percorso di visita è dedicata al Teatro e ripropone attraverso scenografie, pupazzi, disegni e video, il lavoro e il legame di Tinin e Velia con il Teatro del Buratto e il Teatro Verdi di Milano.
Nel novembre del 1975 il cammino artistico del Buratto ha preso avvio al Teatro Verdi di Milano con una storica edizione de “L’histoire du soldat” (scelta poi anche dal Teatro alla Scala per il suo circuito di decentramento) per la regia di Velia, la voce recitante di Paolo Poli, il soldato/mimo di Jolanda Cappi e con il segno di Tinin per scene e pupazzi.

Da questo spettacolo si è venuta sempre più identificando la cifra stilistica della compagnia, capace di unire segno, pupazzo, musica, teatro di figura e di parola, capacità di aggregazione e confronto, in anni di vivace fermento culturale e produttivo – ora forse un po’ perduto in tutti i contesti – che favoriva incontri e sinergie culturali libere e trasversali. Il Buratto inizia così una ricca serie di sperimentazioni, collaborazioni e amicizie artistiche – musicali, letterarie, teatrali e pittoriche – in un percorso originale, sia nella dimensione “tout public”, sia aprendo la strada all’innovazione, alla qualità e alla ricerca nel teatro per l’infanzia e i ragazzi, condividendone intenti e intuizioni con altre storiche formazioni italiane di quel periodo.

Oltre all’Historie la mostra presenta oggetti di scena e pupazzi di molti altri spettacoli per la regia di Velia e Tinin, come: “Cipì”, da Mario Lodi o “I quattro musicanti di Brema”, con le voci di Ornella Vanoni/Anna Identici/Nicola Arigliano/Lucio Dalla/Daniele Formica. Gli “Arcani maggiori” spettacolo corale e festoso ispirato ai Tarocchi e a Calvino. “Quello Stolfo da Ferrara” – rivisitazione di Raffaele Crovi all’Ariosto con le bellissime musiche di Battiato e Giusto Pio – vincitore della prima edizione del premio Stregatto nel 1983. E ancora “Barbablù” con la consulenza scenografica di Alik Cavaliere, Mauro Staccioli e Mauro Giuntini. Infine “Il cornetto acustico” del 1986 di scritto da Umberto Simonetta dal testo di Leonora Carrington, costumi di Luca Crippa e musiche di Jaqueline Perrotin.

Completano la mostra tre video di approfondimento su Tinin e Velia al Teatro del Buratto, sull’attività per la televisione e infine un’intervista all’artista di Flavio Oreglio.

All’interno del Teatro sarà allestito un bookshop con i libri di Tinin Mantegazza pubblicati dall’editore Corsiero, La libraia di Piazza Loreto e Restituiamo Roma al Vaticano (con tante scuse), oltre al catalogo che ha accompagnato la mostra al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (Ra) nel 2019 (Testi di Tinin Mantegazza, Luca Crovi, Diego Gallizzi, Franco Iseppi, Renata M. Molinari, Loris Mazzetti, Ruggero Sintoni; testimonianze di Franco Battiato, Gino Paoli, Cochi Ponzoni, Lucia Vasini, Roberto Vecchioni e Daria Colombo). Inoltre, grazie alla Fondazione Tito Balestra Onlus, si potrà trovare la cartella Tinin Mantegazza.
Vintage, curata da Flaminio Balestra e Diego Galizzi, realizzata nel 2019. Al suo interno 30 stampe tirate in 250 copie e numerate, della serie ‘Vintage’ esposta alla mostra di Bagnacavallo e ora a Milano.
Infine, per il pubblico sarà inoltre a disposizione una specifica pubblicazione integrativa dedicata ai lavori prodotti da Tinin e Velia Mantegazza nella loro storica esperienza al Teatro del Buratto e al Teatro Verdi.

Manifesto Tinin Mantegazza

Stagione 2021/2022 Teatro del Buratto

Info: teatrodelburatto.it