La cultura europea è al centro del confronto sul nuovo bilancio dell’Unione euroapea 2028-2034.

Il 29 ottobre scorso, a Bruxelles, artisti, operatori culturali, giornalisti e rappresentanti della società civile hanno manifestato contro l’ipotesi di una riduzione del 30% delle risorse destinate ad AgoraEU, il nuovo programma europeo dedicato a cultura, media e partecipazione democratica.
La mobilitazione richiama l’attenzione sul ruolo che l’Europa intende attribuire alla cultura nel prossimo ciclo di programmazione. Il timore è che, a fronte dell’aumento degli investimenti in competitività, sicurezza e innovazione, la cultura perda progressivamente il proprio spazio nelle politiche europee di ricerca, innovazione e sviluppo sociale.
Si tratta di un tema strategico anche dal punto di vista economico. Secondo i dati di Eurostat, nel 2025 il settore culturale europeo impiegava 8,9 milioni di persone, pari al 4,3% degli occupati dell’Unione, con un fatturato complessivo di 524 miliardi di euro generato dalle imprese culturali e creative.
Numeri che confermano il valore della cultura non solo come elemento di coesione e partecipazione democratica, ma anche come motore di sviluppo e innovazione. La discussione sul futuro di AgoraEU riguarda quindi non soltanto le risorse disponibili, ma il ruolo che la cultura potrà svolgere nella costruzione dell’Europa dei prossimi anni, una sfida che interessa da vicino anche il sistema cooperativo culturale rappresentato da CulTurMedia.
Per approfondire il tema e leggere l’analisi completa, consulta l’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore: AgoraEU, la cultura alla prova del bilancio europeo










