
Un’indagine poetica e intensa sul rapporto tra memoria, lutto e identità: è questo il cuore de LE COSE CHE RESTANO, lo spettacolo prodotto da Tib Teatro e ideato e diretto da Alessandro Businaro, con la drammaturgia di Stefano Fortin, in scena ai Cantieri Teatrali Koreja sabato 14 marzo 2026 alle ore 20.45. Sul palcoscenico Grazia Capraro e Vassilij Gianmaria Mangheras, accompagnati dal disegno sonoro di Dario Felli.
Il lavoro nasce da un lungo percorso di ricerca artistica iniziato nel 2016 e si inserisce nel panorama del teatro contemporaneo italiano come una riflessione profonda sui meccanismi del ricordo e dell’oblio.
[…] Ho iniziato a lavorare su LE COSE CHE RESTANO – racconta Alessandro Businaro – ormai dieci anni fa, guidato dalla volontà di raccontare il processo faticoso di chi si trova a dover elaborare una perdita improvvisa e lacerante, come quella causata dal suicidio della persona con cui si condivide il presente e si progetta il futuro.
L’ input iniziale non è stato il desiderio di ricerca antropologica o sociale, ma piuttosto, come spesso accade nei miei lavori, l’esperienza in prima persona di un evento che ho potuto osservare da vicino e che mi ha spinto ad addentrarmi in questa lunga ricerca sotterranea. Il lavoro per arrivare a questa anteprima ha visto diverse tappe di studio e di ricerca. Nel 2016, con l’aiuto dell’ autrice Irene Gandolfi e dell’attrice Grazia Capraro, lavorammo per quasi un anno su una prima stesura drammaturgica, che ci permise di capire che LE COSE CHE RESTANO non era solo un lavoro sul superamento del lutto, ma anche qualcosa di più stratificato, che portava con sé un ventaglio di temi, a volte contraddittori. Nell’arco degli anni questi temi si sono ancora di più specificati e, grazie al lavoro con il drammaturgo e dramaturg Stefano Fortin (con cui collaboro regolarmente dal 2019) e grazie anche al contributo sul palco degli attori, posso dire che il Naufragio che vedrete in scena è uno spettacolo riguardante i riti familiari, il linguaggio in codice dell’ amore, la paura di sparire e le difficoltà del dimenticare. Temi quasi sconnessi, che tuttavia si nutrono a vicenda.
Lo spettacolo si presenta come il viaggio di una donna che tenta di mettere in scena frammenti di passato, confusi con situazioni ipotetiche mai davvero accadute, ma forse auspicate. Un viaggio all’interno di una cucina essenziale durante una giornata di festeggiamenti, una cucina bianca come il mondo prima di una ferita, in cui sono presenti una torta, un caffè che non sale mai e una pioggia costante fuori dalla casa, una pioggia che rischia di inondare tutto […]
LE COSE CHE RESTANO si muove su un terreno emotivo e filosofico che riguarda tutti: il modo in cui la memoria costruisce la nostra identità. Il punto di partenza dello spettacolo è proprio la consapevolezza che la memoria non sia un archivio statico, ma un processo dinamico fatto di rievocazioni, cancellazioni e reinterpretazioni del passato. È attraverso questo continuo movimento tra ricordo e dimenticanza che l’essere umano definisce il proprio presente e immagina il proprio futuro.
Questa riflessione prende forma attraverso una situazione apparentemente semplice: una coppia, un uomo e una donna, seduti a un tavolo con al centro una torta. Attorno a questo spazio domestico minimo si sviluppa una narrazione frammentata in cui dialoghi, ricordi e ipotesi si intrecciano fino a rendere difficile distinguere tra ciò che accade realmente e ciò che appartiene alla memoria o all’immaginazione.
Il tempo si dilata e si confonde: il presente convive con il passato e con le possibilità mai realizzate. Lo spettatore si trova così immerso in un racconto che oscilla continuamente tra verità e ricostruzione mentale, mettendo in discussione la stessa natura del ricordo.
All’origine del progetto vi è il desiderio di esplorare il processo di elaborazione del lutto. L’impulso creativo nasce infatti dall’osservazione ravvicinata di una perdita improvvisa e traumatica, un evento capace di destabilizzare profondamente la percezione del tempo e dei rapporti affettivi. Questo punto di partenza ha guidato un lungo percorso di ricerca drammaturgica che, nel corso degli anni, ha ampliato lo sguardo verso temi più complessi e stratificati.
Nel corso dello sviluppo dello spettacolo, la riflessione si è allargata fino a comprendere questioni universali come i rituali familiari, il linguaggio dell’amore, la paura della scomparsa e la difficoltà di dimenticare. Questi elementi, apparentemente eterogenei, convivono nello spettacolo creando un tessuto narrativo ricco di suggestioni e ambiguità.
La drammaturgia di Stefano Fortin si fonda sull’idea del frammento, coerente con il tema della memoria. Come accade nei naufragi – metafora ricorrente nello spettacolo – non tutto può essere salvato: ciò che resta sono soltanto parti del passato, spesso non le più importanti, ma quelle che la mente riesce a trattenere.
Il testo si sviluppa attorno a tre azioni fondamentali legate al rapporto con il passato: ricordare, dimenticare e perdonare. Questi tre verbi rappresentano il cuore della riflessione dello spettacolo, che mette in scena la tensione continua tra la necessità di conservare i ricordi e il bisogno, altrettanto umano, di lasciarli andare.
L’ambientazione è essenziale ma altamente evocativa: una cucina quasi astratta, dominata dal bianco, in cui pochi oggetti quotidiani diventano simboli di un universo emotivo complesso. Una torta, una moka che non sale mai e una pioggia incessante all’esterno costituiscono gli elementi ricorrenti della scena, segnali di un tempo sospeso e di una realtà fragile che rischia continuamente di essere travolta dal passato.
Questo spazio domestico diventa il luogo in cui la protagonista tenta di ricostruire frammenti della propria storia, mescolando ricordi autentici e situazioni ipotetiche, forse mai accadute ma desiderate o temute.
Attraverso una narrazione intima e stratificata, Le cose che restano affronta una domanda fondamentale: cosa rimane davvero di noi e delle nostre relazioni quando il tempo passa e i ricordi si trasformano?
Lo spettacolo non offre risposte definitive, ma invita lo spettatore a confrontarsi con la complessità della memoria e con la fragilità delle relazioni umane.
Alle ore 17.30 il pomeriggio a Koreja inizia con il Workshop sensoriale con l’argilla a cura di Viviana Casaluci, un’esplorazione tattile per creare una raccolta di informazioni sensoriali: i nostri gesti raccontano alla materia la storia di un “Io” che plasma. I gesti che nascono ricalcano non solo il nostro essere in relazione con “l’Altro da noi” ma possono contribuire al ri-conoscere le tante parti che ci compongono.
LE COSE CHE RESTANO
regia e ideazione di Alessandro Businaro
drammaturgia di Stefano Fortin
assistenza alla regia di Chiara Businaro
con Grazia Capraro e Vassilij Gianmaria Mangheras
suono di Dario Felli
tecnico luci e suono Francesco Manzoni
un progetto di Bus14
con il sostegno produttivo di Tib Teatro
durata 70 minuti
Strade Maestre 2025-2026, è un progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero della Cultura, Unione Europea, Regione Puglia Assessorato Cultura, Tutela e Sviluppo delle Imprese Culturali; Piiil Cultura, Comune di Lecce; in collaborazione con Puglia Culture. Partner Culturali: Polo Biblio Museale di Lecce, Università degli Studi di Lecce, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Accademia di Belle Arti di Lecce, FAI, Libreria Liberrima; Feltrinelli, Adisu Puglia.
Info:
t. 0832 242000
teatrokoreja.it










