A Koreja Il ritorno di un maestro del teatro dell’anima in scena Cari Spettatori il manifesto intimo di Danio Manfredini un dialogo intenso sulla vita e la fragile meraviglia dell’essere umani

Una stagione teatrale dedicata a Goffredo Fofi e alla meraviglia, quella di Strade Maestre 2025-2026, il progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero della Cultura, Unione Europea, Regione Puglia Assessorato Cultura, Tutela e Sviluppo delle Imprese Culturali; Piiil Cultura, Comune di Lecce; in collaborazione con Puglia Culture. Partner Culturali: Polo Biblio Museale di Lecce, Università degli Studi di Lecce, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Accademia di Belle Arti di Lecce, FAI, Libreria Liberrima; Feltrinelli, Adisu Puglia.
Un’edizione, la XXIX, all’insegna della qualità con 17 spettacoli tra prosa e danza, 11 appuntamenti dedicati a bambini e adolescenti, 3 mostre, workshop e laboratori per tutte le età, in un cartellone internazionale che accompagnerà gli spettatori in 8 mesi di programmazione, da ottobre ’25 a maggio ‘26.
Si parte sabato 25 ottobre 2025 alle ore 20.45 con l’atteso ritorno, ma questa volta alla regia di Danio Manfredini e il suo CARI SPETTATORI, un atto d’amore e memoria, che vede in scena Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro.
“Nel 1997 – si legge nelle note di regia dello stesso Manfredini – un paziente della comunità psichiatrica, si propose di dettarmi un copione diviso in più tempi teatrali. Cominciò a lanciare in aria frasi, argomenti, pensieri, premonizioni, predicazioni, invocazioni. Per almeno un mese, l’ho seguito con un block notes in cucina, nell’androne, nel giardino, cercando di fissare su carta il suo flusso di coscienza. Nel 2010 un altro paziente con aspirazioni di regista cinematografico, mi diede una serie di dvd che riprendevano diversi momenti di vita in comunità: una festa di natale, una cena nel giardino, il cortometraggio da lui realizzato, “il treno delle stelle”, mi disse: li consegno a lei, forse un giorno ne farà qualcosa. Il più giovane della comunità, che si addentrava in discorsi filosofici sull’uomo, sulla condizione del paziente psichiatrico, sull’andamento del mondo, mi ha lasciato discorsi esaltati, infervorati, rabbiosi, malinconici, carichi dell’ inquietudini chi sente di avere un potenziale e non comprende come esprimerlo. Per quasi trent’anni questo materiale è rimasto nel cassetto. Con CARI SPETTATORI, ringrazio ancora coloro che sono stati per me un’ispirazione per il teatro e la vita.”
Attore, regista e drammaturgo italiano, Manfredini concentra la sua ricerca teatrale sull’attenzione alle situazioni estreme, alle marginalità sociali e alla componente visiva del teatro. Ha lavorato in ambienti non convenzionali e operato per lungo tempo all’interno di strutture psichiatriche, conducendo atelier di pittura e laboratori artistici con persone internate. Nel suo teatro, queste esperienze non restano marginali, ma diventano cuore della sua poetica: la follia, la differenza, la diversità, l’emarginazione emergono come temi centrali. In questo ambito ha sviluppato un teatro che non teme la sofferenza, la fragilità, la diversità, e che si misura con la presenza, il corpo, la voce, lo spazio. Il suo lavoro mostra che la malattia mentale può diventare tema e materia di arte non per mostrarla come fenomeno, ma per rivelarla come modalità di umanità. In definitiva, Manfredini ci invita a guardare dentro, non solo verso l’altro, e a riconoscere che l’altro — anche in condizioni estreme — è portatore di un “specifico” che va rispettato, ascoltato, valorizzato.
Le opere di Manfredini, infatti, toccano direttamente il tema della malattia mentale o della marginalità mostrando alcuni elementi ricorrenti: la “follia” ad esempio, non è vista come devianza, ma come la condizione dell’uomo con le sue ansie, le sue paure, i suoi desideri. Spesso Manfredini parte da una vocalità che esprime lo stato interiore, e considera l’esperienza dell’attore non come semplice atto recitativo, ma come presenza. Indaga la linea sottile che separa la vita “normale” dall’esperienza “anomala”: la follia non è solamente l’“altro” da noi, ma una modalità diversa di essere nel mondo.
Non si tratta di “mostrare il folle” come curiosità, ma di “rientrare in contatto con queste anime che hanno attraversato l’esistenza in maniera molto sofferente, molto piegata”.
Lo spettacolo
Arturo e Gino, usciti dalla comunità psichiatrica, si ritrovano a vivere insieme in un appartamento della Caritas. I due protagonisti guardano il video della comunità da cui provengono. Le voci dei pazienti che arrivano dalla televisione, evocano pezzi di vita, racconti, aneddoti, memorie di un passato lontano. Arturo e Gino tra lamentele, scontri e momenti di reciproca comprensione, passano le giornate tra i muri della stanza con poche e brevi uscite per le sigarette o la spesa; intrappolati nell’ingranaggio tra pensione di invalidità e psicofarmaci, aspirano ad uscire dalla loro condizione. Gino vuole concepire un copione teatrale sui grandi temi del mondo: la rivoluzione, la minaccia atomica, la fede, la tecnologia che sovrasterà l’umano, cerca attraverso l’arte teatrale di sublimare la sua sofferenza e diventare famoso. Arturo aspira a una vita normale, comprare una casa popolare dove vivere con una fidanzata. Mentre Gino si proietta verso grandi tematiche per dare corpo al suo copione teatrale con slanci esilaranti e plateali, Arturo aderisce a un quotidiano più pratico, formula sintesi esistenziali, che esprimono il suo punto di vista disincantato sul mondo. Le vite di Arturo e Gino sono di quelle che passano in sordina, l’insicurezza li attanaglia, li rende impotenti nell’attesa e nell’incertezza. In quello stato di perenne sospensione trascorrono i giorni, gli anni.
CARI SPETTATORI
Regia, scene, costumi, testo e banda sonora Danio Manfredini
Luci Loïc François Hamelin
Con Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro
Aiuto Regia Vincenzo Del Prete
Produzione Teatro di Sardegna
Si ringrazia Casateatro Matera, Stefania Grimaldi e Lorenzo Solaini
Info
0832242000
teatrokoreja.it










