Alleruzzo: «La cooperazione ne è parte costitutiva e fondamentale»
Barni: «Investire nell’economia sociale della cultura significa investire nel futuro delle comunità»

Lo sviluppo non può più essere misurato soltanto attraverso indicatori economici, ma deve essere valutato in termini di benessere, coesione sociale e qualità della vita delle comunità. È il cambio di paradigma sancito dal nuovo Piano Nazionale per l’Economia Sociale, approvato dal Consiglio dei Ministri, che riconosce l’economia sociale come leva strategica per la crescita del Paese, mettendo al centro persone, territori e beni comuni.
Di questo si è discusso venerdì 3 luglio 2026 a San Benedetto del Tronto durante la seconda tappa di COOPEVOLUTION, il percorso promosso da Legacoop Marche e CulTurMedia e dedicato quest’anno al tema “Economia sociale e coesione”, alla presenza del presidente di Legacoop Simone Gamberini, del sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano, di rappresentanti delle istituzioni, del mondo cooperativo e del Terzo settore.

Per Gianfranco Alleruzzo, presidente di Legacoop Marche, il Piano rappresenta «un passaggio fondamentale perché riconosce finalmente l’economia sociale come una componente centrale dell’economia e della società italiana e non come un ambito residuale legato esclusivamente al welfare». In questo contesto, ha sottolineato, «la cooperazione svolge un ruolo decisivo, sia per capacità produttiva sia per impatto occupazionale, contribuendo in modo significativo alla crescita economica e alla coesione sociale del Paese».

Un ruolo confermato dai numeri illustrati da Simone Gamberini, che ha ricordato come il sistema Legacoop rappresenti quasi il 4% del PIL nazionale, con circa 2,5 milioni di soci, un milione di lavoratori e oltre 10mila cooperative. «Siamo parte integrante dell’economia sociale e motore del Paese – ha affermato – perché produciamo valore aggiunto e condiviso per le comunità, mettendo al centro le persone e un modello di governance democratica che oggi trova pieno riconoscimento nel Piano nazionale». Per Gamberini, la vera novità del provvedimento è il riconoscimento dell’economia sociale come politica industriale capace di rafforzare la competitività dei territori. Una prospettiva che dovrà ora tradursi in strumenti concreti attraverso i decreti attuativi.
Alleruzzo ha ribadito come la cooperazione sia «parte costitutiva dell’economia sociale, perché in ogni settore contribuisce a generare beni comuni e costruisce coesione attraverso partecipazione, responsabilità condivisa ed esperienze collettive». Una caratteristica che rende il modello cooperativo particolarmente adatto ad affrontare sfide come lo spopolamento delle aree interne, la fragilità dei servizi locali e la crisi dei modelli produttivi tradizionali, trasformandole in occasioni di innovazione economica e sociale.
Secondo il sottosegretario Lucia Albano, il Piano approvato dal Governo è il risultato di un lungo percorso di confronto tra istituzioni, esperti e organizzazioni dell’economia sociale, con il contributo diretto del movimento cooperativo. «Per la prima volta – ha spiegato – si guarda all’economia attraverso l’aggettivo “sociale”, riconoscendo la centralità delle persone e promuovendo una nuova forma di sussidiarietà circolare tra Stato, pubblica amministrazione, cooperazione, Terzo settore e imprese responsabili». L’economia sociale viene così individuata come uno dei fattori in grado di sostenere competitività, crescita e sviluppo sia a livello nazionale sia internazionale.
Ad aprire il confronto tecnico sono stati Gabriele Sepio, avvocato esperto di Terzo settore, e Giovanna Barni, presidente di CulTurMedia Legacoop, che hanno evidenziato alcuni nodi strategici per la piena attuazione del Piano: formazione e competenze, valorizzazione della cultura e della responsabilità sociale, rafforzamento del protagonismo delle cooperative nei territori.

«Il Piano Nazionale dell’Economia Sociale riconosce finalmente un cambio di paradigma che la cooperazione culturale e turistica sta già sperimentando nei territori: esperienze concrete, nuovi modelli e contaminazioni tra settori che mostrano come la cultura possa rigenerare comunità ed economie collaborative e ibride, integrando talenti e risorse locali», ha dichiarato Giovanna Barni. «Oggi la cultura non è più solo un costo, ma una leva di sviluppo sostenibile capace di rendere i territori più attrattivi e abitabili, generando occupazione, coesione e competitività, e il Piano ne riconosce finalmente il ruolo di infrastruttura generativa. In questo contesto, l’economia sociale offre strumenti per rendere strutturale questa trasformazione, attraverso amministrazione condivisa, partenariati, filiere territoriali e nuove forme di collaborazione tra imprese, istituzioni e Terzo settore. Investire nell’economia sociale della cultura significa investire nel futuro delle comunità».
Nel corso dell’incontro è stato inoltre evidenziato il ruolo delle Marche, considerate un modello avanzato sul fronte della coprogettazione e della coprogrammazione tra pubblico e privato sociale. Un’esperienza richiamata anche dall’assessore regionale al Bilancio Francesca Pantaloni, che ha ricordato i 12 milioni di euro già destinati a interventi per l’inclusione e la coesione sociale e il lavoro in corso per ampliare ulteriormente le opportunità di investimento. «La cooperazione sociale – ha evidenziato – rappresenta un asset strategico per le politiche regionali di sviluppo e il Piano nazionale offre un quadro di riferimento chiaro per rafforzare una filiera capace di trasformare bisogni complessi in progetti sostenibili e finanziabili».
Dall’incontro è emersa una visione condivisa dell’economia sociale come vera e propria infrastruttura di sviluppo, fondata su reti territoriali e comunitarie capaci di mantenere vivi e competitivi i territori, soprattutto quelli più fragili e marginali. Dove l’impresa tradizionale arretra, l’economia sociale può garantire servizi, cultura, mobilità e cura dei beni comuni, costruendo alleanze durature con le istituzioni pubbliche.
«La sfida adesso – ha concluso Alleruzzo – è passare rapidamente dall’impianto strategico all’attuazione concreta, attraverso decreti operativi, strumenti adeguati e una forte capacità progettuale dei territori».
Dopo i saluti del sindaco di San Benedetto del Tronto Nicola Mozzoni, al confronto hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore regionale all’Economia sociale Tiziano Consoli, la presidente di SVEM Marche Monica Mancini Cilla, il segretario generale di Fondazione Symbola Fabio Renzi, il presidente di CIIP Spa Marco Perosa, l’assessora alle Politiche sociali del Comune di San Benedetto del Tronto Simona Alfonsi, il presidente di Legacoopsociali Marche Diego Mancinelli e la coordinatrice dell’ATS 21 Maria Simona Marconi.
L’incontro rientra nel percorso di COOPEVOLUTION, che nelle Marche è diventato da quest’anno un ciclo articolato in tre appuntamenti. Dopo la tappa di Cantiano, dedicata a democrazia e sostenibilità, il percorso è proseguito a San Benedetto del Tronto sul tema dell’economia sociale e della coesione.
Il ciclo si concluderà il 18 settembre a Fiastra, con un appuntamento dedicato all’intelligenza artificiale e alla relazione tra innovazione tecnologica, visione strategica e progettazione per lo sviluppo dei territori.
Programma CoopEvolution 3 luglio 2026
Articoli e video web
www.viveresanbenedetto.it/2026/07/08/legacoop-marche-leconomia-sociale-motore-di-sviluppo/120908
www.adriaeco.eu/2026/07/04/legacoop-marche-economia-sociale-motore-di-sviluppo/
E’TV
TG IN ONDA 3 LUGLIO ORE 19.20 E 20.20

www.youtube.com/watch?v=RkzoKpFjcLI
VERATV
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