La morte di Talaat Pascià e il processo Tehlirian riportano al centro il tema della responsabilità per il genocidio armeno.

Il 15 marzo 1921 un turco corpulento cammina per le strade di Berlino. Uno studente armeno, Soghomon Tehlirian, lo raggiunge e lo colpisce mortalmente con una pallottola. La vittima è Talaat Pascià, già Ministro degli Interni e uomo forte del governo dei “Giovani Turchi”, rifugiatosi in Germania dopo la sconfitta dell’impero ottomano nel primo conflitto mondiale e ritenuto il principale responsabile del genocidio armeno. Qualche mese dopo, il 2 e 3 giugno 1921, dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Berlino, viene celebrato il processo a carico di Tehlirian: dopo un intenso e drammatico dibattimento lo studente armeno viene assolto.
È da questa vicenda che domenica 30 novembre 2025 alle ore 18.30 prende spunto L’IMPUTATO NON È COLPEVOLE il nuovissimo lavoro della compagnia Giardino Chiuso, con la messa in scena di Tuccio Guicciardini e Patrizia de Bari: uno spettacolo che dà voce alla storia e alla natura, molte volte inconcepibile, dell’uomo. In scena Michele Andrei e Matteo Nigi.
Il massacro della popolazione armena del 1915 rimane oggi una questione profondamente politica, perché riguarda non solo la memoria storica, ma anche il modo in cui gli Stati definiscono la propria identità e le proprie responsabilità. Il riconoscimento internazionale del genocidio armeno è diventato un banco di prova per la credibilità delle democrazie e per la loro coerenza nel difendere i diritti umani. Allo stesso tempo, la persistente resistenza di alcuni governi nel riconoscerlo, mostra come la storia possa essere ancora usata come strumento geopolitico. Insistere sulla verità storica significa rafforzare il principio che nessuno Stato può costruire il proprio presente sull’occultamento delle violenze del passato.
Per questo il caso armeno resta centrale: perché ricorda che la pace, la sicurezza e la giustizia internazionale dipendono anche dal coraggio politico di chiamare le persecuzioni con il loro nome e di affrontarne le conseguenze.
Ripercorrere oggi gli atti di quel clamoroso processo – cercando di capire perché un omicida venne assolto e la sua vittima moralmente condannata – consente di cogliere, accanto alle motivazioni politiche da cui scaturì quella sentenza, una serie di inconfutabili dati storici che rendono tuttora attuale e non archiviabile la questione armena. Nella riduzione degli atti processuali, la compagnia mette a fuoco l’intenso interrogatorio di Tehlirian, dove emergono gli orrendi racconti dei massacri perpetuati dai turchi verso la popolazione armena e la continua e inesauribile sofferenza del giovane studente, che lo porterà ad una soluzione drammatica ma “necessaria”. L’ambientazione scenica è scarna, essenziale. I due protagonisti, l’imputato e il Presidente, sono volutamente astratti, fuori da ogni contesto temporale, per sottolineare l’universalità e la ripetitività delle storture e delle aberrazioni umane. Le parole prendono corpo e si concretizzano, nude, come testimonianza scolpita nella pietra. La linea drammaturgica porta ad un quesito fondamentale per le nostre coscienze: quale giustizia è giusta? Quella dei codici, delle norme e delle leggi scritte o quella di un’umanità “universale”, una giustizia intima, che nasce dall’anima. La ricerca di ristabilire quanto meno un’idea plausibile di giustizia, affinché la storia non diventi una farsa totale.
L’IMPUTATO NON È COLPEVOLE
messa in scena Tuccio Guicciardini, Patrizia de Bari
riduzione teatrale Tuccio Guicciardini
interpreti Annibale Pavone, Sebastiano Geronimo
voci off Igor Horvat, Alessio Martinoli
costumi Marilù Sasso
consulenza storico documentaristica Fulvio Cortese
fotografia Francesco Spagnuolo, Francesca Di Giuseppe
consulenza per la lingua armena Elen Adamyan
produzione Giardino Chiuso, Fondazione Fabbrica Europa
con il contributo di MiC_Ministero della Cultura, Regione Toscana, Comune di San Gimignano_
Assessorato alla Cultura
con il patrocinio di Unione degli Armeni d’Italia, Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia
Compagnia Giardino Chiuso
Fondata nel 1998 a San Gimignano, la compagnia si distingue per la contaminazione tra parola, movimento e arti visive. Oltre alla produzione di spettacoli di teatro-danza replicati in Italia e all’estero, svolge attività di formazione e organizzazione di eventi culturali. Ha collaborato con importanti enti e artisti, tra cui Sebastiano Vassalli, Virgilio Sieni e Julia Kent. Dal 2002 cura la stagione Leggieri d’Inverno e ha ideato il festival Orizzonti Verticali, dedicato ai linguaggi contemporanei e alla valorizzazione dei giovani artisti. Negli anni ha sviluppato progetti innovativi con tecnologie 3D e VR, vincendo bandi per la digitalizzazione degli spettacoli. È sostenuta dalla Regione Toscana e dal 2016 è socio fondatore della Fondazione Fabbrica Europa, impegnata nella diffusione della creazione contemporanea a livello nazionale e internazionale.
Strade Maestre 2025-2026, è un progetto di Koreja realizzato con il sostegno di Ministero della Cultura, Unione Europea, Regione Puglia Assessorato Cultura, Tutela e Sviluppo delle Imprese Culturali; Piiil Cultura, Comune di Lecce; in collaborazione con Puglia Culture. Partner Culturali: Polo Biblio Museale di Lecce, Università degli Studi di Lecce, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Accademia di Belle Arti di Lecce, FAI, Libreria Liberrima; Feltrinelli, Adisu Puglia.
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