Home News Comunicazione Archivio Disarmo. Leonardo Palmisano vince il Premio Colombe d’oro per la pace nella sezione informazione

Archivio Disarmo. Leonardo Palmisano vince il Premio Colombe d’oro per la pace nella sezione informazione

Con il sostegno delle Cooperative aderenti a Legacoop il 21 ottobre 2019 torna a Roma il Premio Archivio Disarmo-Colombe d’oro per la pace, fondato da Luigi Anderlini.

La Colomba, alla sua XXXV edizione, viene assegnata ogni anno a personalità del mondo dell’informazione che si sono distinte nel far conoscere casi virtuosi di gestione nonviolenta dei conflitti e di cooperazione internazionale e, nella società civile, si sono fatte portatrici di ideali di dialogo fra le culture e fra le persone. In un momento storico in cui la pace, i diritti umani, l’accettazione delle differenze sono valori assediati da visioni politiche ispirate a sentimenti di odio e di rancore, il Premio si rivela ancora più attuale, promuovendo atteggiamenti di incontro, di accoglienza, di apertura reciproca.

Quest’anno la Giuria, formata da Fabrizio Battistelli, Dora Iacobelli, Riccardo Iacona, Dacia Maraini, Andrea Riccardi e Tana de Zulueta, conferisce la Colomba internazionale a:

Padre Jacques Mourad, priore del monastero di Mar Elian in Siria, filiazione del Monastero fondato da padre Dall’Oglio a Deir Mar Musa, che promuove il dialogo tra Cristianesimo e Islam. Dopo anni di impegno instancabile per il dialogo con i musulmani, padre Mourad ha vissuto per cinque mesi il dramma del rapimento per mano dell’ISIS. Il religioso invita tutti i cristiani a un’irrevocabile scelta di nonviolenza, di perdono, e di dialogo. “Il dialogo – sottolinea padre Mourad – è sempre possibile perché Dio ci ha creati per vivere insieme”.

Le Colombe per la sezione informazione sono assegnate a:

Leonardo Palmisano – sociologo, scrittore, editore – è autore di numerose inchieste sullo sfruttamento dei braccianti e di altri lavoratori ai margini del sistema produttivo ed è presidente della cooperativa editoriale Radici Future Produzioni e vicepresidente vicario CulTurMedia.

Palmisano definisce il Premio “un risultato commovente, che voglio condividere idealmente con tutti gli schiavi che ho incontrato in questi anni di lavoro sul campo. Lo ricevo con grande emozione, come stimolo a continuare a raccogliere e a raccontare le storie degli ultimi”.

Elisabetta Soglio è responsabile dell’inserto “Buone Notizie” del Corriere della Sera, che racconta le storie e le energie che scaturiscono spontaneamente dalla società civile italiana e in particolare nel mondo del Terzo Settore. Dice Elisabetta Soglio: “con Buone Notizie abbiamo cercato di ribaltare lo stereotipo secondo cui le buone notizie non siano “notizia”: in questi due anni, invece, siamo riusciti a raccontare l’immagine (spesso nascosta) di un Paese che ogni giorno mette a disposizione energie, competenze e passione, proponendo soluzioni ai problemi di ciascuno e di tutti. Realtà che contribuiscono a generare armonia, speranza e pace”.

Madi Ferrucci, Flavia Grossi e Roberto Persia, giornalisti freelance diplomati alla scuola di giornalismo Lelio Basso. La loro videoinchiesta “Doppia Ipocrisia” denuncia le responsabilità italiane nella produzione e nell’esportazione all’Arabia Saudita delle bombe che hanno fatto centinaia di vittime civili nella guerra in Yemen. Dicono i premiati: “questo Premio è per noi un onore e una responsabilità. Riconosce al nostro lavoro un contributo alla diffusione della cultura della pace e gli conferisce un valore unico. La Colomba ci ricorda qual è il compito di un giornalista: essere un interprete e un tramite che si muove tra i diversi piani della realtà”.

Nanni Moretti – un autore che ha cambiato il modo di fare cinema nel nostro paese – ha scritto e diretto “Santiago, Italia”. Si tratta di uno straordinario film-documentario che racconta il decisivo ruolo dell’Italia ai tempi del colpo di stato in Cile, prima dando rifugio in ambasciata a centinaia di oppositori del regime e, successivamente, accogliendone altrettanti in una società (la nostra) in cui era vivissimo il senso di solidarietà per gli esuli e i perseguitati politici.