Home News Comunicazione ANALISI CULTURALE ED ECONOMICA DELLA FILIERA EDITORIALE: RIPENSARE AD UN FUTURO DIVERSO ATTRAVERSO L’INNOVAZIONE DI IDEE. Intervento di Caterina Paschetta, vicepresidente CulTurMedia

ANALISI CULTURALE ED ECONOMICA DELLA FILIERA EDITORIALE: RIPENSARE AD UN FUTURO DIVERSO ATTRAVERSO L’INNOVAZIONE DI IDEE. Intervento di Caterina Paschetta, vicepresidente CulTurMedia

A Book Pride 2017, la fiera degli editori indipendenti che si è svolta a Milano da 24 al 26 marzo e della quale è stata partner l’Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione, l’ISTAT ha presentato i dati della “Lettura in Italia”.

Una diapositiva “Chi legge partecipa” ha evidenziato la stretta connessione che esiste tra l’abitudine alla lettura e la partecipazione ad attività culturali. Insomma, in poche parole, chi legge partecipa di più.

Detto così sembra scontato, ma, se così fosse, il problema della promozione della lettura dovrebbe essere centrale per tutti gli operatori del mondo culturale. Insomma la scarsa abitudine alla lettura presente in Italia è senz’altro un ostacolo per tutti quelli che di cultura vivono.

La proposta, quindi, è quella di riconoscere che la crescita della lettura in Italia e la salvaguardia dell’editoria e delle filiere editoriali indipendenti possono e devono essere obiettivi comuni di tutti i settori presenti in CulTurMedia.

Il libro è, di fatto, un alleato prezioso dei giornali, dei musei, del cinema, della musica e di tutte le forme dell’arte.

Innanzitutto al nostro interno, dunque, va attivata una forte alleanza per offrire al Paese questo prezioso contributo alla crescita.

Per quello che riguarda il Sud, nuovamente i dati ISTAT rilevano quanto segue:

48,7%  I lettori nel Nord-Est e 48,5% nel  Nord- Ovest
42,7% i lettori nel Centro Italia
27,5 la percentuale di lettori nel Sud
30,7 il lettori nelle Isole: comportamento differenziato tra Sardegna (45,7%) e Sicilia (25,8).

Persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro  per regione – anno 2016 (per 100 persone di 6 anni e più).

Anche la battaglia a favore dello sviluppo del Sud, quindi, deve vedere la promozione della lettura e del libro come strumento di crescita culturale e di assunzione di maggiore consapevolezza da parte dei cittadini.

“Senza librerie 13 milioni di italiani” titolava a gennaio 2017 il Sole24 Ore; e in percentuale, ovviamente, al Sud il fenomeno è ancora più accentuato. Una bella sfida da affrontare quella di portare l’Italia ai livelli di lettura degli altri paesi europei.

CulTurMedia questa sfida la sta affrontando, ormai da qualche anno, contribuendo anche a far diventare di tutti il concetto che cooperare tra i vari attori della filiera editoriale è indispensabile per provocare cambiamenti utili al nostro paese per far crescere la lettura e nello stesso tempo arginare la crisi del settore.

Il Salone Internazionale del Libro di Torino è stato un appuntamento importante per un confronto con tutti gli attori della filiera. Si sono aperte prospettive di lavoro comune con i rappresentanti di settore sia sull’aspetto più politico, come la legge sul libro, sia più operativo: la promozione turistica attraverso i libri, in marchio di qualità di filiera editoriale, valorizzazione dei territori colpiti dal terremoto attraverso i libri, la promozione della lettura, la cultura vista attraverso gli occhi delle donne.

Servono nuovi strumenti legislativi e di promozione per il libro

Per quel che riguarda i primi CulTurMedia (insieme a tutta l’Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione) ha fatto sua la battaglia per la regolamentazione degli sconti, a salvaguardia di una filiera che continua a perdere pezzi. La concentrazione dei grandi gruppi editoriali, proprietari anche di reti distributive e di un numero significativo di librerie sul territorio, la presenza commercialmente aggressiva di Amazon, hanno ristretto i margini economici e di azione dei molti operatori indipendenti. Contemporaneamente il numero di lettori continua a scendere.

Bisogna con urgenza ripensare alla filiera editoriale. Le marginalità operative sono troppo scarse per poter sostenere i vari attori della filiera. Iniziare a domandarci dove andare a modificare dei passaggi che si sono consolidati nel tempo ma che non sono più sostenibili, è uno dei presupposti che CulTurMedia deve iniziare a valutare, con strumenti autorevoli, studi e ricerche. Un’attenta analisi economico finanziaria del settore. Un’analisi delle motivazioni che portano il mercato editoriale a pubblicare libri di cui già si conosce l’epilogo: il macero. Quale bolla finanziaria o processo impazzito crea questo cortocircuito economico? Quali sono gli strumenti che la filiera editoriale etica e indipendente deve apportare al suo modo di costruire impresa per riuscire a sostenersi sul mercato? Non è una domanda che si pongono solo i piccoli editori indipendenti. Sempre di più, fermare questa giostra impazzita, diventa indispensabile per salvaguardare un’espressione culturale ed editoriale che rischia di sparire.

Ma, è anche sulla promozione della lettura che la Cooperazione può fare molto, sia nel settore proprio di CulTurMedia, sia in tutto il mondo della Cooperazione; in tanti settori, infatti, il movimento cooperativo ha contribuito alla crescita di consapevolezza, sia dei propri soci, sia dei cittadini con i quali è entrato in rapporto.

Sarebbe, quindi, importante interrogarci su gli scambi utili e le sinergie che possono essere messe in campotra i settori della nostra Associazione. Il punto di forza della Cooperazione è la cooperazione.

Caterina Paschetta
Vicepresidente CulTurMedia con delega all’Editoria